Se ci chiedessero una cosa necessaria e non trascurabile nell’ambito della sicurezza sul lavoro in qualsiasi contesto professionale la risposta sarebbe le misure di protezione collettiva. L’impiego di Dispositivi di Protezione Collettiva (DPC) infatti costituisce un fondamento su cui si basa la tutela della salute e del benessere di un intero gruppo di lavoratori poiché la loro adozione riduce i rischi alla fonte e protegge contemporaneamente tutti i professionisti presenti in un ambiente.
Approfondire l’importanza di queste misure è essenziale per creare un ambiente di lavoro sicuro e pienamente conforme alle normative. Investire nelle misure di protezione collettiva significa attuare una strategia in grado di prevenire eventi più o meno gravi, migliorare la qualità del lavoro e costruire una cultura della sicurezza che sia solida e duratura all’interno dell’intera azienda.
Cosa sono le misure di protezione collettiva
Le misure di protezione collettiva nei luoghi di lavoro sono strumenti che agiscono alla fonte del rischio, motivo per cui vengono definite prioritarie rispetto ai Dispositivi di Protezione Individuale. Inoltre, agendo alla radice, sono in grado di ridurre l’esposizione al rischio e proteggere contemporaneamente più lavoratori che si trovano nella stessa area. Un esempio calzante è l’adozione di un parapetto, uno dei numerosi DPC, che deve essere installato nei contesti in cui la caduta dall’alto è un rischio. In questo senso un parapetto protegge dalla caduta tutti gli operai che lavorano su un tetto senza che loro debbano applicare o adottare particolari misure di protezione se non prestare attenzione durante lo svolgimento della propria mansione.
I Dispositivi di Protezione Collettiva si dividono in due macro-categorie che si distinguono per esigenza e contesto applicativo:
- Dispositivi di Protezione Collettiva per la prevenzione e la sicurezza localizzata: progettati per tutelare i lavoratori da rischi legati a uno specifico spazio di lavoro o a una precisa mansione
- Dispositivi di Protezione Collettiva per la prevenzione e la sicurezza generale: applicabili in contesti più ampi, sono destinati a ridurre i rischi più generali che si possono incontrare in diversi ambienti di lavoro.
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Qual è considerata una misura di protezione collettiva
Dopo aver compreso cosa sono i Dispositivi di Protezione Collettiva (DPC), è importante capire cosa rientra in questi dispositivi e quali sono i più noti, quelli che, ad esempio, è facile trovare nei cantieri che troviamo nelle nostre città. Anche i non addetti ai lavori, infatti, avranno visto DPC come parapetti e barriere di sicurezza, questi sono progettati per prevenire incidenti di diversa natura e non richiedono alcuna azione individuale. Anche il corrimano o la segnaletica di sicurezza rientrano nei DPC perché in maniera più generale proteggono chi lavora in luoghi di lavoro come uffici, ospedali o palestre, diversi da contesti edili o industriali a cui è più facile, ma non del tutto corretto, pensare quando si tratta di sicurezza sul lavoro. È bene ricordare che anche questo tipo di DPC richiede conservazione e particolari accortezze. La segnaletica di sicurezza, per esempio, in conformità al Titolo V del D.Lgs. 81/2008 e agli Allegati XXIV e XXV, deve essere oggetto di periodici controlli e di adeguata manutenzione, con l’obiettivo di garantirne efficacia, visibilità e leggibilità anche con il passare del tempo.
Per una comprensione più immediata proponiamo di seguito una tabella con alcuni esempi di misure di protezione collettiva associando i DPC al contesto in cui è maggiormente utilizzato:
| DPC | Obiettivo | Esempi di luoghi di lavoro |
| Parapetti | Protezione contro le cadute dall’alto | Cantieri, coperture, ponteggi, terrazze tecniche |
| Passerelle e percorsi protetti | Creare dei passaggi sicuri | Cantieri, impianti industriali o produttivi |
| Ventilazione forzata | Assicurare il ricambio d’aria e abbassare la concentrazione di sostanze contaminanti | Spazi confinati, fabbriche, impianti produttivi |
| Reti anticaduta | Ridurre eventuali conseguenze di una caduta dall’alto | Lavori in quota, cantieri, manutenzione industriale |
| Segnaletica di sicurezza | Dare indicazioni precise sui rischi e sui comportamenti da adottare | Tutti i luoghi di lavoro: dai cantieri agli uffici pubblici |
| Barriere protettive | Bloccare l’accesso all’interno di zone vietate e pericolose | Impianti produttivi, spazi con macchinari, magazzini |
Quali sono le principali normative che regolano le misure di protezione collettiva?
Abbiamo già detto che, in un quadro nazionale, il D.Lgs. 81/2008 ci dice come e perché è fondamentale adottare misure di protezione collettiva nei luoghi di lavoro. Se ampliamo l’analisi al contesto europeo, possiamo menzionare anche due direttive che evidenziano l’importanza dei DPC:
- Direttiva 89/391/CEE che, trattando anche la valutazione dei rischi, specifica la priorità della loro eliminazione alla fonte, cosa che i DPC riescono a fare
- Direttiva 89/656/CEE, pur focalizzandosi sui DPI, rimarca la priorità dei DPC sui dispositivi individuali. Quest’ultimi, infatti, vanno utilizzati solo quando i rischi non possono essere evitati o ridotti con le misure collettive.
Sia le normative nazionali che quelle europee si basano comunque sul principio chiave secondo i DPC sono obbligatori e hanno priorità, in quanto garantiscono una maggiore efficacia nella prevenzione degli infortuni e nella protezione collettiva.
Alla luce di questi riferimenti normativi e delle tipologie di dispositivi sopra illustrate, un buon punto di partenza per capire come scegliere le protezioni collettive più efficaci può essere sintetizzato in quattro step:
- Valutazione dei rischi: individuare in modo dettagliato i pericoli specifici
- Analizzare l’ambiente: verifica degli spazi, delle vie di fuga e della struttura di cantieri o impianti
- Conformità normativa: controllare le certificazioni dei dispositivi sia collettivi che individuali ma anche le loro date di scadenza
- Compatibilità con l’ambiente in cui vengono adottati: evitare nuovi rischi o ostacoli operativi.
DPI e DPC: qual è la differenza?
Come abbiamo già visto, i DPC (Dispositivi di Protezione Collettiva) sono dispositivi di protezione che hanno l’obiettivo di tutelare da un rischio la sicurezza di più persone contemporaneamente, intervenendo direttamente all’origine del pericolo oppure separando i lavoratori dalla fonte di rischio. DPC come parapetti anticaduta, reti di sicurezza, segnaletica non richiedono particolari azioni ai lavoratori, proteggono tutti coloro che si trova nell’area interessata e, secondo i principi della prevenzione, hanno priorità rispetto ai DPI.
I DPI rivelano la loro natura già dal nome, acronimo di Dispositivi di Protezione Individuale. Infatti, devono essere adottati personalmente e nel modo corretto, solo così possono garantire la loro efficacia e quindi la protezione da uno o più rischi. Guanti protettivi, scarpe antinfortunistiche e imbracature anticaduta sono solo alcuni esempi di DPI, i quali devono essere utilizzati quando il rischio non può essere eliminato o ridotto in modo sufficiente grazie a misure tecniche e DPC.
Considerando questa differenza è quindi chiaro che le protezioni collettive hanno la priorità sui dispositivi di protezione individuale. Questo assunto figura nel D.Lgs. 81/2008, in particolare al Capo III, Gestione della prevenzione nei luoghi di lavoro, Sezione I, nell’articolo 15, in cui sono riportate le misure generali e la lettera i) esplicita: “la priorità delle misure di protezione collettiva rispetto alle misure di protezione individuale”. Questa priorità è poi ribadita nell’articolo 111 che si concentra sugli obblighi del datore di lavoro nell’uso di attrezzature per lavori in quota.
Per sintetizzare in modo schematico la differenza tra DPC e DPI possiamo servirci della seguente tabella comparativa:
| DPC 🚧 | DPI 🧤 | |
| Tipo di protezione | Collettiva | Individuale |
| Destinatari | Più lavoratori | Singolo lavoratore |
| Azione lavoratore | Non richiesta | Corretto utilizzo |
| Priorità D.Lgs. 81/2008 | Alta | Bassa |
FAQ sulle misure di protezione collettiva
Cosa si intende per misure di protezione collettiva?
Le misure di protezione collettiva sono strumenti che agiscono alla fonte del rischio, motivo per cui vengono definite prioritarie rispetto ai Dispositivi di Protezione Individuale. Agiscono alla fonte del pericolo motivo per cui sono in grado di proteggere contemporaneamente più lavoratori che si trovano nella stessa area.
Qual è la differenza tra DPI e DPC?
I DPC (Dispositivi di Protezione Collettiva) sono dispositivi di protezione che hanno l’obiettivo di tutelare da un rischio la sicurezza di più persone contemporaneamente, intervenendo direttamente all’origine del pericolo. I DPI (Dispositivi di Protezione Individuale) sono dispositivi individuali efficaci solo se adottati personalmente e nel modo corretto. Le protezioni collettive hanno la priorità sui dispositivi di protezione individuale.
Quali sono gli esempi di protezione collettiva?
Parapetti, sistemi di ventilazione, barriere di sicurezza ma anche la segnaletica di sicurezza e il corrimano sono esempi di dispositivi di protezione collettiva.